“È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena”
«La prima finalità dell’insegnamento è stata formulata da Montaigne: è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena. Cosa significa una “testa ben piena” è chiaro: è una testa nella quale il sapere è accumulato, ammucchiato, e non dispone di un principio di selezione e di organizzazione che gli dia senso. Una “testa ben fatta” significa che invece di accumulare il sapere è molto più importante disporre allo stesso tempo di: un’attitudine generale a porre e a trattare i problemi; principi organizzatori che permettano di collegare i saperi e di dare loro senso.»(1)
Il pensiero di Edgar Morin è una risposta alla sfida della complessità. Chi si pone a contatto oggi con le nuove generazioni: genitori, insegnanti o altre figure all’interno delle agenzie educative, deve fare i conti con la realtà complessa della società odierna e con la più complessa età evolutiva della generazione Alpha. La finalità dell’educazione, pertanto, non è dare all’allievo una quantità sempre maggiore di conoscenza, ma insegnare a ragazze e ragazzi “l’arte di vivere”, formando menti “ben fatte” in grado di affrontare le sfide della complessità.
L’attuale struttura della scuola, suddivisa in discipline alle quali sono affidate competenze settoriali, in particolare la scuola secondaria superiore “iperspecializzata” con la sua molteplicità di indirizzi tecnici e professionali e varietà di percorsi liceali, rischia di non far cogliere l’essenza importante che la aiuterebbe a diventare, oltre che fucina di competenze, “maestra di vita” e “palestra di democrazia”.
Molteplicità esistenziale e intelligenze multiple
La scuola, e di conseguenza lo svolgimento delle attività didattiche, possono essere pensate come ambiente di apprendimento alla molteplicità esistenziale, dove esercitarsi a pensare, sperimentando che pensare è anzitutto obiettare, domandare ragione. Attraverso l’apporto empatico dell'insegnante e la collaborazione tra colleghi docenti, si possono aprire i molteplici universi di significato di ogni singolo discente. Il raggiungimento della sua autonomia e della libertà della mente tramite la conoscenza, la competenza e la cultura, permette all’allievo di esprimere le proprie inclinazioni, i propri talenti e le proprie attitudini.
Se consideriamo l’intelligenza come la capacità di comprendere il mondo in cui viviamo e di risolvere i problemi che ci vengono posti in ogni momento della nostra esistenza, non possiamo fare a meno di considerare la relazione educativa come quello strumento necessario per sviluppare le personali propensioni dell’allievo, che diventano progetto di vita a prescindere dal livello di partenza.
La Teoria delle intelligenze multiple di Gardner contribuì negli anni ’80 a dimostrare che non esiste una facoltà comune di intelligenza sviluppata attraverso lo studio delle discipline scolastiche, ma bensì diverse forme di essa, ognuna indipendente dalle altre.(2) Secondo Gardner, anche se tutti gli esseri umani possono avere tutti i nove profili di intelligenza individuati, ogni persona è caratterizzata dalla propria particolare “miscela” o “talento” o ancora profilo peculiare di intelligenza. La scuola che lavora per una “testa ben fatta” sarà in grado di attivare percorsi di apprendimento capaci di innescare la molteplicità esistenziale che ciascuno rappresenta, per la molteplicità di appartenenze, vissuti, esperienze, relazioni richieste e proposte dal contesto storico, sociale, culturale.(3)
Know-how a scuola
Se allarghiamo lo sguardo al mondo del lavoro ed ai sogni o alle aspettative che ciascuna studentessa e studente vorrebbe costruire per il proprio futuro, chiediamoci: sarà in grado di spendere le competenze e le conoscenze acquisite tra i banchi di scuola?
Esiste un mismatch, cioè una discrepanza tra hard e soft skills ricercate dai datori di lavoro e le competenze e abilità effettivamente possedute dai “candidati” che lascerebbe pensare ad una risposta negativa alla domanda. Ci sono tanti giovani che riescono invece, con consapevolezza, a far valere le loro capacità e le loro competenze e conoscenze dopo aver maturato, nel loro percorso di studi e di vita, l’attitudine al cambiamento.
Affrontare la sfida della complessità, attraverso molteplici percorsi scolastici scelti anche troppo presto (14 anni!), potrebbe complicare negli studenti la capacità di agire liberamente e consapevolmente all’interno del contesto sociale e lavorativo poi. Quando Gabriele o Valentina, al termine del primo ciclo scolastico, si troveranno a scegliere come proseguire il percorso di studi superiori, avranno maturato le soft skill necessarie per capire quale strada intraprendere?
L’idea di scuola come comunità educante, partendo dai bisogni evolutivi di ogni singolo soggetto, è una strada percorribile. Lasciamo spazio e tempo alla maturazione di sogni e desideri nel cuore e nelle intelligenze di ragazze e ragazzi del nostro tempo e ci ritroveremo cittadine e cittadini consapevoli e una società più democratica.
(1) Morin E., La testa ben fatta - Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero - Raffaello Cortina Editore, 2000
(2) Gardner H., Formae Mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza - Feltrinelli, 1987
(3) Leonelli S., Molteplicità. L'identità personale tra narrazione e costruzione - CLUEB, 2003
È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena
Collaboratore
Docente di Geografia Generale ed Economica nella scuola secondaria di secondo grado.
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