Volti e storie di una (possibile) integrazione scolastica
(NDR: Tutti in nomi che seguono sono inventati; tutte le storie raccontate sono assolutamente reali)
Mansour e Yousseff appartengono alla comunità maghrebina che da diversi anni è insediata nel paese. Sono ripetenti, come un altro paio di compagni locali. Quando ci siamo conosciuti credo abbiano apprezzato il mio sforzo nell'imparare e pronunciare bene il loro nome e cognome, senza storpiarlo né italianizzarlo. In classe stanno sempre un po' in disparte, un po' perché sono nuovi e un po' perché non hanno una gran voglia di studiare. In questo sono perfettamente integrati con la gran parte dei loro compagni.
Said è in Italia da circa cinque anni, fatica ancora un po' con l'italiano, è un tipo taciturno ma molto educato. È arrivato quest'anno da ripetente nella quinta, ma si è integrato abbastanza bene coi nuovi compagni. Come la maggior parte degli altri, non sembra per niente interessato alla scuola, e solo verso la fine dell'anno, durante la giornata dello Sport, ho scoperto il suo talento: è un calciatore fenomenale, che non sfigurerebbe fra i professionisti. Purtroppo le società serie tesserano i giovani solo se hanno buoni risultati scolastici. A fine anno, Said non è stato ammesso agli esami, unico nella sua classe. Anche se la fossa se l'è scavata con le sue mani, a volte penso che se si fosse chiamato Giuseppe e avesse avuto una famiglia pronta a minacciare ricorso sarebbe passato.
Aisha è la sorella di Said, e sta in terza con la sua amica Nourdine. Anche loro hanno ancora qualche difficoltà con l'Italiano, ma sono due ragazze in gamba, hanno capito che quello che imparano a scuola può cambiare il loro futuro e si impegnano molto. Sono anche due adolescenti come tutte, che giocano con il make-up e soffrono il mal d'amore.
Lorenzo è un ragazzo brillante, sorridente e molto educato. Ha ottimi voti senza vivere solo per lo studio, è consapevole delle sue potenzialità e sta già pensando al futuro, pur continuando a godersi il presente. Mi ha raccontato della sua omosessualità con una tranquillità disarmante, non voleva che fossi l'unico a non saperlo dato che ero appena arrivato. Ha un rapporto bellissimo con compagni e compagne, e vive la sua diversità con ironia e leggerezza. Fosse per me lo manderei in tutte le scuole d'Italia a parlare con i suoi coetanei che ancora discriminano le persone per i loro orientamenti sessuali, e con quelli che ancora sono costretti a nascondersi.
Amerigo ha un disturbo cognitivo/caratteriale, con improvvisi cambi di umore che a volte sfociano in comportamenti incredibilmente eccessivi. È capace di abbracciarti quando ti incontra all'entrata come di tirare un bestemmione in classe durante una qualsiasi discussione con un compagno. Diciamo che con lui non ci si annoia mai.
Amina è l'unica delle mie studentesse a portare sempre il chador. È una ragazza solare e socievole, e ha legato molto con la sua compagna di banco. A un certo punto dell'anno scolastico il suo interesse per la scuola è stato offuscato da quello per la nail fashion, e le ho fatto notare che avrebbe fatto meglio coltivarli entrambi. Mi ha guardato male, fra il sorpreso e l'offeso, e mi ha fatto sentire un vecchio bigotto parruccone.
Alessia è ripetente e incazzata con il mondo. Ha una storia familiare di abbandono alle spalle, e forse per questo ogni suo comportamento e reazione tende ad essere molto fuori dalle righe. È spesso sboccata e verbalmente aggressiva, usa un linguaggio discriminatorio e una volta si è dichiarata apertamente razzista. È il prototipo della ex vittima di bullismo che diventa bullo a sua volta.
Jin Ling è nata in Italia. I genitori hanno un negozio in paese, in cui anche lei lavora. Ha enormi problemi di apprendimento e relazionali, il più importante dei quali è che lei non vuole stare a scuola, e sta solo aspettando di compiere sedici anni per diventare un altro caso di abbandono da manuale.
Pietro ha una sindrome dello spettro autistico, e una situazione che sarebbe eufemistico definire di svantaggio sociale. È taciturno e diffidente, e riuscire a interagire con lui è una piccola impresa. Però parla inglese, lo ha imparato con i videogames e Youtube, ed è appassionato di anime e di disegno. Abbiamo iniziato a comunicare parlando delle sue passioni, e verso fine anno ha cominciato a suggerirmi musica da ascoltare e film da vedere, ha dei gusti formidabili. Ah, sul registro elettronico Pietro si chiama Marina, ma a inizio anno ha detto a noi docenti di sentirsi maschio e voler essere chiamato col suo nuovo nome. La semplicità con cui questa richiesta è stata accettata da docenti e compagni mi fa pensare che, a volte, a furia di parlare di inclusione e accoglienza si può finire perfino per realizzarla davvero.
A volte, a furia di parlare di inclusione e accoglienza si può finire perfino per realizzarla davvero

Redazione
Docente di Inglese più o meno dall'età di 11 anni, a 47 è ancora convinto di essere un giovane insegnante. Nella vita si è occupato anche di teatro e musica.
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