OVERSTEP: UN PROGETTO CHE VA OLTRE LO SGUARDO UMANITARIO E ASSISTENZIALE CON CUI GUARDIAMO L’AFRICA
La nostra chiacchierata con la professoressa Zaira Cannata, docente dell’istituto Greggiati di Ostiglia (Mn)

Ho conosciuto Zaira davanti al cancello della nostra scuola. Era un primo settembre come tanti: tutti in fila in attesa di firmare la presa di servizio. Noi dovevamo firmare il nostro contratto per l’anno di prova (finalmente). Io ero a mio agio in una situazione che già conoscevo, lei no. Appena arrivata dalla Sicilia, con quel magone che conosce solo chi è partito improvvisamente lasciandosi indietro il nido, la casa, gli affetti per sbarcare in un posto lontano e sconosciuto. Da quel primo sguardo, abbiamo condiviso tante esperienze e le nostre vite si sono intrecciate come mai avremmo immaginato. Poi, la vita ci ha portato su strade diverse e quando, in una telefonata mi ha raccontato di questa possibilità che la scuola le offriva, ho subito immaginato di farmi raccontare tutto, sedute al tavolino di un bar, con la birra per lei e uno spritz per me. Le mie domande curiose e i nostri occhi che si riempivano di lucciconi per l’emozione. L’ho immaginata rispondermi mentre rullava le sue sigarette.
– Allora Zaì, facciamo le cose per bene: cosa ti ha spinto a partecipare al progetto? Ho pensato spesso e in modi diversi all’Africa, mi sarebbe piaciuto partecipare a qualche viaggio già quando ero più giovane perché vengo da un paese di frontiera, Pozzallo, e ho svolto il servizio civile partecipando ad un progetto di accoglienza e primo soccorso nelle operazioni di sbarco delle persone migranti. Ho incontrato tante persone, tanti volti provenienti da diversi paesi africani e ho sempre immaginato quei luoghi e attraverso i loro racconti. Mi sarebbe piaciuto andare e scoprire un continente grande, diverso, misterioso, contraddittorio e tanto presente nel mio immaginario. Quando è stato proposto il progetto nella mia scuola e ho letto il bando, ho pensato subito che fosse l’occasione giusta per concretizzare un’idea, realizzare un desiderio e in qualche modo fare la mia parte.
– E quindi com’è andata? Sono andata in Camerun con il progetto Overstep, prima iniziativa di cooperazione tra l’Unione Europea e l’Africa gestita da FMTS Group. Il progetto è molto interessante e ambizioso, realizzato con la collaborazione di quattro Paesi europei e dieci africani, finalizzato alla condivisione delle migliori pratiche educative tra i sistemi africani ed europei. In sostanza, il progetto ha lo scopo di favorire la conoscenza, la comprensione e la collaborazione tra i diversi sistemi educativi nell’ambito della formazione professionale e tecnica attraverso programmi di mobilità e trovo sia un progetto importante perché va oltre l’abituale e retorico "sguardo umanitario e assistenziale" con cui si è soliti guardare l’Africa. É un partenariato tra pari, fondato sull’assunto che sistemi differenti si possano influenzare e migliorare a vicenda e che migliorare i sistemi educativi equivalga e si traduca nel miglioramento generale di un Paese. Poter andare in Africa in qualità di docente, con queste premesse e a questo punto della mia vita, mi è sembrato carico di senso e quindi ho partecipato e sono partita, insieme ad una collega, per fare l’esperienza di Job shadowing all’Institut Superieur D’agriculture Et De Gestion D’Obala in Camerun.
– Mi sembra di capire che tutto abbia funzionato alla perfezione… È stata un’esperienza straordinaria, il progetto è ben strutturato, sicuro e gestito in maniera ottimale. L’organizzazione del viaggio, gli spostamenti, il vitto e alloggio sono stati coordinati dalla referente italiana di FMTS e dal referente dell’istituto ospitante. Io e la collega siamo arrivate a Younde dove ad accoglierci c’era Frédéric, il referente camerunense della scuola che ci ha accolto e ospitato per 2 settimane. Ci ha accompagnate ad Obala, sede dell’istituto e che ha coordinato tutte le attività e in generale la nostra permanenza.
– Come si svolgevano le vostre giornate? Differenze sostanziali che hai potuto osservare? Durante l’esperienza ho assistito alle lezioni, alle attività pratiche degli studenti, ho visitato le aziende dove svolgono gli stage, ho osservato l’organizzazione del sistema educativo camerunense e le differenze sostanziali le ho notate proprio nell’organizzazione. Voglio dire, è un sistema scolastico molto diverso dal quello italiano, l’organizzazione è come quella francese: il primo ciclo comprende la scuola dell’infanzia e la scuola primaria e il secondo ciclo comprende il collège - la nostra scuola secondaria di primo grado - e il lycée - la nostra scuola secondaria di secondo grado. Il collège dura 4 anni, alla fine si può scegliere tra 3 differenti percorsi. Oltre a questo, la prima differenza sostanziale che mi viene in mente è la numerosità delle classi. Soprattutto le prime del collège, erano composte da 60/70 alunni eterogenei, organizzate per livello e non solo per età. Classi miste, tutti gli studenti in divisa e i docenti con il camice. Gli alunni, prima dell’arrivo del docente, pulivano e sistemavano la cattedra. Con tutte le differenze e i limiti del caso, ho notato un certo rispetto per la scuola e i docenti che qui da noi sembra essere andato perso, mi è sembrato che la scuola fosse davvero il luogo per sperare in un futuro diverso.
– E per quanto riguarda la didattica? Ho chiaramente notato delle differenze: lezioni sostanzialmente frontali alternate a molta attività pratica; un sistema disciplinare ancora punitivo; nessuna forma di tecnologia durante le lezioni se non il laboratorio informatico con i pc che venivano usati prevalentemente nelle ore di informatica. La proposta formativa prevede 3 lingue straniere e lo studio della lingua e cultura locale, materie come cittadinanza dove vengono affrontati i problemi sociali e politici del Paese come l’integrazione e l’etnocentrismo, le differenze religiose. Per quanto riguarda l’organizzazione didattica anche lì ho osservato delle differenze interessanti: un giorno alla settimana, il lunedì, è dedicato alle verifiche scritte delle diverse discipline - ogni settimana due discipline - e il mercoledì è dedicato alle attività pratiche. Facevano la marcia agronomica, una passeggiata tra i campi per raggiungere l’azienda scolastica dove mettere in pratica gli apprendimenti.
– Mi racconti un momento che ti è rimasto particolarmente impresso? È proprio in riferimento a questo. Il primo mercoledì, quando siamo arrivati a scuola, c’erano tutti gli studenti delle classi terminali radunati in piedi nel cortile della scuola che facevano una sorta di rituale motivante prima di iniziare la marcia. È stato davvero un bel momento, vederli tutti lì in divisa, sostenuti dai docenti, motivati per affrontare la giornata. In generale, l’organizzazione scolastica mi è parsa meno strutturata e certamente meno "burocratizzata", più essenziale ma non per questo meno efficace, al contrario, forse l’efficacia è dovuta proprio a questo. Non so, alle volte penso che i sistemi europei siano per certi versi più sofisticati, più inclusivi e forse evoluti ma anche con più sovrastrutture che generano criticità.
– Secondo te siamo sulla strada giusta perché la scuola diventi un ponte tra diverse identità e culture? Non so se siamo sulla strada giusta per far sì che la scuola diventi un ponte tra diverse culture ma credo che progetti così proposti a docenti che si formano facendo questo tipo di esperienze siano essi stessi il collegamento per una scuola all’altezza di questo tempo. Viviamo in un mondo sempre più globalizzato e interdipendente e credo fortemente che la scuola debba rispondere al bisogno di formare cittadini del mondo contemporaneo, rispondendo alle sfide che questa nuova conformazione ci richiede. Conoscere il mondo e le varie possibilità d’esistenza che esso offre credo sia l’unico modo che abbiamo per abitarlo davvero e rispettarlo nel suo pluralismo.

– Grazie per aver condiviso questa tua esperienza. In questo tempo è fondamentale che la scuola non solo trasmetta conoscenze, ma promuova valori di rispetto e comprensione reciproca. Le esperienze di scambio e collaborazione come questa sono essenziali per formare cittadini sempre più consapevoli.

Redazione
Storica dell'arte, guida turistica e fotografa, insegna negli istituti superiori di secondo grado.
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