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QUANDO LA SCUOLA TI CAMBIA LA VITA

Stefania Lecce conversa con Lamarana

21 maggio 2026 4 min

Lamarana ha 21 anni, è un ragazzo dal fisico atletico, con i capelli ricci e un sorriso dolcissimo. Il suo sogno è sempre stato quello di diventare un calciatore famoso, ma per adesso ha imparato a fare il panettiere. Quando parla di sé si emoziona, ride e cerca sempre di scegliere le parole adatte. Mi dice di essere agitato e faccio il possibile per metterlo a suo agio.

Lamarana viene dalla Guinea e la sua storia vale la pena di essere raccontata. Arrivato in Italia, a Catania, nel 2017 quando ancora aveva 16 anni, ha sempre desiderato vivere vicino alla sua famiglia, “ma mi sono fatto coraggio e sono partito per seguire il sogno dell’Europa”.

Dalla Sicilia, insieme ad altri ragazzi, è stato poi trasferito nel comune sprar di Caulonia, in provincia di Reggio Calabria. Lì, alcune persone più grandi, approfittando della sua scarsa conoscenza della lingua, si sono servite di lui per montare una protesta: “Io non capivo una parola e loro ne hanno approfittato. Abbiamo fatto casino per niente. Dovevo imparare l’italiano il più in fretta possibile, perché volevo assolutamente decidere con la mia testa”.

Voleva essere presente nel contesto, non essere più preda di quelli più furbi, così tra i centri di Spezzano Sila e Pedace, in cui è stato accolto, ha cominciato a frequentare i corsi di italiano per stranieri, quelli costruiti ad hoc per persone come lui. “I prof –mi rivela Lamarana– non erano vecchi, erano giovani come mia madre”.

Prima l’A1, poi l’A2. “Quando sono uscito dal centro, compiuti i diciotto anni, mi sono iscritto alle medie, a Cosenza, alla Tommaso Campanella. In realtà le avevo già frequentate nel mio paese ma non avevo la possibilità di recuperare i documenti e ho dovuto rifarle. Andavo a scuola il pomeriggio e studiavo tante materie: matematica, geografia, scienze… l’italiano però era la materia che preferivo, anche perché avevo fretta di capirlo”.

La nostra chiacchierata si carica di emozioni quando cominciamo a parlare delle persone che lo hanno aiutato. “Quando ero al centro –spiega– mi aiutava Teresa, la mia tutrice. Grazie a lei, poi ho conosciuto Ciccio e Madda”.

Facciamo una piccola pausa perché dopo aver pronunciato quei due nomi si blocca per la commozione. E non ne fa mistero.

“Mi emoziono troppo quando parlo di Ciccio e Madda -mi dice un po’ imbarazzato- mi hanno accolto nella loro vita, nella loro casa e, come una vera famiglia, si sono presi cura di me. Non tutti i ragazzi nelle mie condizioni hanno avuto questa possibilità e alcuni, purtroppo, sono rimasti soli”.

Da qui in avanti Lamarana è un fiume in piena. Mi racconta che ha frequentato il tirocinio formativo per imparare un mestiere affinché potesse trovare un lavoro che gli permettesse di essere autonomo. “Quando lavori o vai a scuola –ammette– è bello tornare a casa sapendo che c’è qualcuno che ti aspetta e si preoccupa di prepararti un pasto caldo. Madda e Ciccio mi hanno portato nella loro famiglia, con i loro amici e questo è bellissimo. Se oggi conosco tante persone che mi vogliono bene senza pregiudizi, è per merito loro”.

Un ragazzo di sedici anni, partito da solo per inseguire un sogno. Oggi, quel ragazzo giunto in Italia poco più che adolescente di anni ne ha ventuno.

È stato anche fortunato, è vero, perché purtroppo non esistono dei “Madda e Ciccio” per ogni Lamarana ma la sua storia riempie il cuore di speranza. È diventato più o meno indipendente: lavora in un panificio, ha imparato a fare le pizze, il pane e anche i cuddrurieddri. Vive con altri ragazzi, gioca molto bene in una squadra di calcio come attaccante esterno, paga l’affitto e, oltre a frequentare il terzo anno delle superiori, si è iscritto a scuola guida. “Mi viene quasi più facile studiare in italiano che in francese, ormai…”.

Prima di salutarlo non posso non fargli la domanda più scontata di tutte: Lamarana, cosa vuoi fare da grande, il calciatore? Lui ci riflette qualche secondo, poi, ridendo, si mostra saggio e umile: “Io sono già grande per fare il calciatore ad alti livelli. Il mio sogno adesso è quello di trovare un lavoro tranquillo e una stabilità per non avere problemi. In Italia, i ragazzi come me, devono avere un contratto d’affitto e di lavoro per non essere mandati via. Forse in futuro proverò a trasferirmi in una grande città. Magari a Milano. Spero di farcela”.

Ce la farai Lamarana!

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Lamarana

Collaboratore

Stefania Lecce
Stefania Lecce

Redazione

Storica dell'arte, guida turistica e fotografa, insegna negli istituti superiori di secondo grado.

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