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Ha ancora senso questa valutazione?

21 maggio 2026 2 min

Tempo di incontri scuola famiglia, quelli che Sorrentino ha definito come la cosa più prossima alla morte. Lo dice lui che c’è finito ‘per caso’, in mezzo a quell’entusiamo immotivato in cui albergano ballerine di macarena, tracagnotti appassionati di ciclismo e nonni hippie. Diventiamo più seri quando si parla di valutazione e si solleva qualche barricata che poco ha a che vedere con lo spirito circense dipinto dal regista napoletano. Ci si dimentica di batteristi e balli di gruppo, ci si concentra sui numeri, meno sui giudizi globali, sale l’ansia da confronto: col percorso dell’anno precedente, con la scuola dell’anno precedente, col compagno seduto a fianco al figlio (che è sempre il massimo indiziato dello scarso rendimento del figlio), con la prof poco materna, con la prof troppo materna, col prof che li accompagna in gita e “lui sì che conosce mio figlio”, con i programmi troppo a rilento, col potenziamento, il consolidamento...

Il nostro documento di valutazione (ma accade in ogni istituzione scolastica) è una roba enorme, una cosa così lunga che per allegarlo al Ptof sulla piattaforma di destinazione lo abbiamo dovuto sminuzzare in tante sezioni e sottosezioni che, alla fine, tra ‘unisci PDF’ e ‘separa PDF’ e di nuovo ‘unisci PDF’ ci sarà finito dentro pure un certificato medico che avevo scaricato per mia figlia.

Lo legge qualcuno? Boh...

Quanti lo redigono per forza, quanti lo utilizzano necessariamente e poi? Dai che si va a guardare il voto, su, non facciamo troppa filosofia! Obiettivi, traguardi, indicatori di comportamento, criteri, omogeneità, giudizi: tutto compresso nei numeri alla fine. Eppure il voto non è mai un voto sulla disciplina. Certo, si valuta anche l’impegno ma è talmente complesso nelle corrispondenze che è impossibile far quadrare i conti. Il voto, qualunque esso sia, è come mi guardi e come io ti vedo mentre mi guardi, è come ti ascolto e come tu senti di ascoltarmi. È raccogliere la carta da terra, prestare il quaderno, precipitarsi alla cattedra per dare il libro alla prof che se lo dimentica ovunque, è ‘professore’, vi attivo il monitor?’; è pure fare il verso agli insegnanti che solo gli alunni che ti conoscono davvero sanno fare. È la noia delle letture ad alta voce, è la gioia del prof che manca alla prossima ora. È alzare muri insormontabili che bisogna fare in tempo a far crollare. Prima possibile. Il voto è attenzione e una serie di attenzioni. Ed è sempre un numero troppo piccolo e troppo numero per poter misurare. Non è un regolamento e non è un voto: è stare in mezzo alle menti e acciuffare quello che si può, lasciarsi acciuffare per come si riesce.

Chi legge davvero la valutazione sa che non è un discorso che si chiude ma una strada che si apre. Serve per domani, non per oggi; è indicare un percorso, non mettere una pietra sopra a quanto è stato fatto. Non è racchiudere in un numero ma trovare, insieme, la strada da fare.

Il voto, qualunque esso sia, è come mi guardi e come io ti vedo mentre mi guardi...
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GS
Giuliana Scura

Collaboratrice

Cosentina (ma pure molto arbereshe), cinquant'anni. Insegna Lettere nella scuola secondaria di I grado dell'Ic "Via Roma Spirito Santo" di Cosenza dopo la decennale esperienza nei giornali locali.

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