LA VALUTAZIONE DEGLI INSEGNANTI: chi, come e (soprattutto) perché?
Mr. D. per i suoi studenti, 45 anni per l'anagrafe, 13 per come si sente, insegna Inglese più o meno da quando aveva 11 anni. Ha insegnato come precario all'Unical per 10 anni. Nella vita si è occupato anche di teatro e musica
Anche se la valutazione dei docenti è una tematica ricorrente e divisiva, che periodicamente riaffiora nel dibattito pubblico come argomento per attaccare le presunte inefficienze della classe docente, parlarne non è un tabù. Prima però forse dovremmo parlare anche:
- Del generale calo delle competenze di base e di cittadinanza nel nostro paese, aggravato dalla pandemia, rilevabile nelle scuole di ogni ordine e grado e che interessa specialmente il Sud;
- Del declino dell'istruzione superiore e alta formazione dalla riforma Moratti in poi, sia in termini di numero che di competenze dei neolaureati in Italia negli ultimi venti anni;
- Della mancanza di appeal della professione docente, che richiede una formazione lunga e impegnativa, innumerevoli responsabilità e competenze specifiche, e offre in cambio scarso riconoscimento economico e prestigio sociale;
- Della mancanza di percorsi consolidati ed efficaci di formazione e accesso all'insegnamento, che negli anni hanno registrato continui cambiamenti in peius, dettati dal taglio delle risorse;
- Del precariato strutturale che caratterizza una percentuale enorme del corpo docente italiano;
- Della inutilità della formazione e aggiornamento professionale proposti/imposti agli insegnanti, privi di una qualsiasi visione e progettualità, con il solo scopo di favorire il business di enti formatori discutibili (il mercato delle certificazioni e dei C.F.U. ne è un esempio lampante).
Se si accetta che questi sono i sintomi una crisi di sistema, che può essere affrontata soltanto con un massiccio investimento economico sulla Pubblica Istruzione, allora ha senso parlare anche di valutazione dei docenti. Alcuni la considerano un ulteriore sistema di ricatto nei confronti degli insegnanti, altri la ritengono inevitabile e necessaria. Io penso che possa perfino essere uno strumento prezioso per migliorare il sistema scuola, a patto che si chiarisca bene chi deve valutare i docenti, come deve valutarli e, soprattutto, quali sono le finalità del processo.
Perché valutare i docenti?
Se lo scopo della valutazione dei docenti deve essere quello di stabilire chi sono i buoni e i cattivi, di "permettere di licenziare i cattivi insegnanti" (anche i grandi come Galimberti a volte scrivono minchiate), di innescare meccanismi di premialità e competizione fra docenti di tipo aziendalistico, di fornire ai Dirigenti un ulteriore strumento di controllo, contenimento e rappresaglia nei confronti di docenti contrastivi (cfr. la c.d. Buona Scuola), è ovvio che una proposta simile non troverà mai collaborazione e apertura da parte della classe docente. Una valutazione così concepita, oltre ad essere inaccettabile, sarebbe stupida e, in ultima analisi, inutile, in quanto non porterebbe alcun miglioramento al funzionamento della scuola, ma avrebbe l'unico effetto di renderla un ambiente di lavoro tossico e invivibile.
Proviamo invece ad immaginare che l'obiettivo della valutazione dei docenti sia accrescere il benessere e la qualità della vita di tutte le componenti della comunità scolastica: migliorare i processi di apprendimento, fornire supporto ai docenti, individuare eventuali criticità, risolvere possibili conflitti, creare progetti e interventi formativi mirati, stabilire delle priorità di azione e degli obiettivi a medio e lungo termine. In sostanza, qualcosa di simile a quanto previsto per i RAV che ciascuna scuola produce a cadenza triennale. Se davvero queste fossero le finalità, sarebbe difficile trovare argomenti per opporsi alla valutazione dei docenti.
Chi e come?
Alcuni, come il presidente dell'ANP Giannelli, rivendicano la valutazione dei sottoposti (e l'attribuzione di premi economici) fra le prerogative esclusive dei Dirigenti Scolastici; altri ritengono che tale prassi aziendale non sia applicabile alla scuola per il potere smisurato che aggiungerebbe a quello già bulimico dei Dirigenti. Secondo alcuni la valutazione dei docenti spetta agli studenti e le famiglie, e personalmente troverei la prospettiva affascinante se il nostro sistema scolastico fosse caratterizzato da un patto educativo di ferro, condiviso e difeso da educatori e utenti. Purtroppo, la necessità di rifondare il patto educativo è una delle massime urgenze della nostra epoca.
Chi allora, e come? Un modello interessante potrebbe essere quello di una valutazione condivisa, articolata in più componenti in modo tale da non avere univocità o conflitti di interesse:
- Autovalutazione da parte del singolo docente, con indicazione di punti di forza e di debolezza nella propria azione didattica. Nei processi di autovalutazione si è generalmente molto critici e realisti, e una auto-analisi profonda sarebbe di supporto per un gran numero di docenti, offrendo ad esempio la possibilità di manifestare un disagio o di chiedere aiuto;
- Peer evaluation da parte di altri docenti, attraverso osservazione reciproca e momenti di compresenza nelle classi. L'osservazione e il feedback dovrebbero essere organizzati secondo criteri qualitativi e griglie di osservazione condivise in sede di Collegio dei Docenti o Dipartimento disciplinare. Richiederebbe la costruzione di un rapporto di fiducia reciproca all'interno della comunità educante.
- Valutazione da parte degli studenti e delle famiglie, attraverso questionari anonimi dettagliatamente strutturati, mirati a mettere in evidenza buone pratiche ed eventuali criticità. L'analisi dei feedback, pur complessa e delicata, permetterebbe di sviluppare progetti di intervento ed eventuale formazione mirata.
- Valutazione del DS, limitata agli aspetti amministrativi e disciplinari già di sua competenza.
Si tratta di un processo complesso, che richiederebbe un notevole investimento di tempo e risorse umane, realizzabile forse a campione piuttosto che in modo generalizzato. Ma almeno le informazioni così raccolte, invece di generare conflitto, ansia e frustrazione, potrebbero davvero essere utili alla crescita delle istituzioni scolastiche.
Se la valutazione dei docenti che avete in mente è questa, o almeno ci si avvicina, e se è parte di un piano di intervento e investimento epocale sulla scuola, diteci pure dove dobbiamo firmare. Ma possiamo davvero fidarci di voi?

Redazione
Docente di Inglese più o meno dall'età di 11 anni, a 47 è ancora convinto di essere un giovane insegnante. Nella vita si è occupato anche di teatro e musica.
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