LA FORMAZIONE, IL LAVORO, L’ISTRUZIONE TECNICA SUPERIORE E LA CALABRIA CHE (SPERIAMO) VERRÀ
dialogo con Menotti Lucchetta
Menotti Lucchetta è responsabile del settore Istruzione e Formazione Professionale, its per la Regione Calabria. È stato anche docente di lettere classiche.
– Parliamo dello stato dell’Arte della Formazione Professionale in Calabria: quali sono le risorse, gli obiettivi, i risultati? Il sistema della formazione professionale è stato sostenuto, attraverso il Fondo Sociale Europeo, da diversi cicli di programmazione con una significativa abbondanza di risorse. E altri ce ne saranno. Se vogliamo, una riflessione va fatta sul disallineamento fra l’offerta e la domanda, cioè: in passato abbiamo chiesto al sistema produttivo cosa serve alle imprese? Purtroppo non sempre, anche se ci sono gli strumenti per farlo. Penso ad esempio alla ricerca Excelsior realizzata da Unioncamere e ANPAL, in cui si chiede alle imprese quali competenze ricercano sul mercato del lavoro. Invece l’offerta di formazione è sempre stata guidata o da teorie più o meno valide elaborate dall’alto dai soggetti programmatori, oppure in base alle competenze delle agenzie formative operanti sul territorio. La Regione un tempo aveva dei centri di formazione propri, attraverso i quali attuava direttamente gli obiettivi individuati nella programmazione erogando i corsi. Da diversi anni questi centri sono stati chiusi anche per ragioni legate ai costi, e la formazione è stata esternalizzata accreditando le agenzie presenti sul territorio, attraverso un regolamento che prevede criteri di natura formale e organizzativa e non criteri legati agli specifici contenuti della formazione. Di conseguenza l’offerta è stata guidata dal know-how delle agenzie accreditate, anche se spesso slegata dal fabbisogno del territorio, mentre nel campo della formazione professionale, diversamente dalla formazione generale della persona, il filo rosso da seguire deve essere l’occupabilità.
– Che conseguenza ha avuto l’esternalizzazione dal punto di vista della qualità dei corsi erogati, e come avviene la valutazione degli enti che erogano formazione per la Regione? Dal punto di vista organizzativo i criteri di accreditamento sono abbastanza rigidi, quindi le strutture e l’organizzazione sono probabilmente anche di livello superiore a quanto avvenisse in precedenza. E’ invece difficilissimo effettuare una valutazione strettamente qualitativa, vale a dire sugli impatti e sugli effetti della formazione erogata, proprio perché non c’è stata una programmazione legata alla domanda. Gli enti sono accreditati sulla base di requisiti strutturali e logistici, che devono essere mantenuti e certificati anno per anno, connessi alla sede, gli spazi, le norme di sicurezza, l’accesso ai disabili e così via. Per quanto riguarda la formazione erogata, la valutazione avviene in un certo senso ex ante poiché, dopo essere stato accreditato, un ente formatore ha facoltà di partecipare ai bandi, che contengono al loro intento dei criteri variabili di verifica e valutazione dei percorsi. La correttezza dello svolgimento delle attività didattiche è poi garantita, anche nella fase di esami finali, grazie alla presenza di un componente dell’Amministrazione Regionale nella commissione di valutazione.
– Quali sono le competenze-target richieste dal sistema produttivo calabrese? In questo momento i dati ci dicono che c’è una grandissima richiesta di professioni legate al turismo, soprattutto all’accoglienza, operatori di sala, camerieri, cuochi.
– L’esperienza ci dice che il settore turistico in Calabria non gode di ottima salute, sia per le competenze degli operatori che per la qualità dell’offerta lavorativa. È un problema legato al sistema produttivo, caratterizzato dalla dimensione ridotta delle imprese. Già il caso italiano è studiato a livello internazionale per la ricchezza di piccole e medie imprese. In Calabria abbiamo una stragrande maggioranza di micro-imprese, per lo più a gestione familiare, che hanno due principali caratteristiche: la scarsa disponibilità economica e la scarsissima attitudine a fare rete. Questo disegna un quadro economico generale molto debole. Abbattere il mismatch fra domanda e offerta è già una azione importante, perché innescherebbe un meccanismo virtuoso.
– Come sta funzionando in questo momento storico il matching fra domanda e offerta? La grande sfida, sia a livello nazionale che regionale, è affidata al PNRR, gestito attraverso l’iniziativa GOL, che prevede due grandi interventi: la riforma del mercato del lavoro, con il potenziamento dei centri per l’impiego, e l’allineamento fra domanda e offerta creando una formazione adeguata ai bisogni del territorio. Il PNRR è un piano performance-based, quindi in questo momento c’è una grande tensione e attenzione al conseguimento di questi obiettivi. Solo per il 2023 l’obiettivo è formare circa 7.000 persone sui temi della transizione ecologica e digitale, che sono i capisaldi del PNRR. Il momento storico è positivo, c’è in atto una riforma importante e un cambio di direzione con il potenziamento del ruolo dei centri per l’impiego, finora sottoutilizzati.
– Ci sono dati storici sugli esiti della formazione professionale in Calabria? Che percentuale dei fruitori trova una occupazione? Delle analisi strutturate sulla percentuale di placement alla fine dei percorsi di formazione non sono state realizzate sistematicamente; sarebbero molto utili per capire gli impatti delle politiche pubbliche sulla formazione e il lavoro.
– Oltre ad avere una platea di enti formatori privati accreditati, la Regione lavora anche in partenariato con enti di formazione pubblici come le scuole e le Università. Che livello di interazione c’è con le agenzie di formazione pubbliche? Le agenzie accreditate sono per lo più private, e svolgono sia l’obbligo formativo (IeFP), sia la formazione superiore post diploma e l’orientamento al lavoro. I soggetti pubblici che si accreditano sono pochissimi, e sono per lo più istituti tecnici che vogliono svolgere attività di formazione parallela a quella curricolare, o che vogliano svolgere l’IeFP sussidiario per rilasciare la qualifica professionale. L’IeFP sta a metà del guado fra l’attenzione al mondo produttivo e il contrasto alla dispersione scolastica, essendo un percorso molto orientato alla pratica.
– Nord e Sud, formazione professionale e lavoro: il divario si riduce, si allarga o resta uguale? Che azioni ci sono in corso per ridurlo? La foto più recente l’ha prodotta la Banca d’Italia con il report sulle economie regionali del 2022, da poco pubblicato. Nell’ultimo anno la Calabria ha retto benino, nel senso che il gap non è aumentato sia dal punto di vista dell’occupazione che del PIL e della crescita. Rimaniamo però infinitamente lontani dal resto d’Italia. Solo un dato, il PIL pro capite del Trentino Alto Adige è di circa 45.000 Euro annui, quello della Calabria è sui 15.000. Il dato medio nazionale è intorno ai 28.000, quindi ci attestiamo intorno al 50%. E’ un indicatore sintetico che disegna un quadro di grande arretratezza economica, dovuta alla mancanza delle condizioni richieste dalle imprese per investire: i trasporti, l’efficienza della pubblica amministrazione, le infrastrutture, scuole e servizi di un certo livello, una giustizia che funzioni, senza menzionare il problema della presenza della criminalità organizzata. Ci sono altri strumenti che potrebbero essere usati per attrarre investimenti, come ad esempio quello delle ZES, che offre alle imprese enormi vantaggi dal punto di vista contributivo, dello snellimento della burocrazia a numerosi altri incentivi. E’ uno strumento ancora sottoutilizzato.
– Se tu fossi Presidente dell’Universo, o Megadirettore Galattico con poteri speciali nella tua regione, quali sarebbero le prime cose che faresti che non sono state ancora realizzate? Per prima cosa, come dicevo prima, legare la domanda all’offerta, una cosa banale che non è mai stata fatta. Non finanzierei alcun corso di formazione se non davanti a un fabbisogno preventivamente rilevato in maniera scientifica. I soggetti competenti e i mezzi per farlo ci sono. Il problema di fondo però è che il lavoro non si crea con la formazione, ma con lo sviluppo economico. Ci vorrebbero delle misure choc per creare sviluppo, con incentivi alle imprese su tematiche specifiche, aree di innovazione predefinite, massa critica con misure preesistenti. Qualunque politica attiva per il lavoro non ha effetto se non c’è un mercato di riferimento, e anche erogando la migliore formazione possibile si può generare un effetto paradossale: io soggetto pubblico investo delle risorse per erogare formazione, ma quel know-how che io creo non è richiesto dal mio mercato, quindi io sto investendo delle risorse per produrre degli effetti positivi che andranno a beneficio di un territorio che non è il mio, incentivando di fatto la migrazione lavorativa. È quello che lamentiamo con il sistema accademico e la migrazione dei nostri laureati, su cui la Regione pure investe molto in termini di sostegno al diritto allo studio. Un ragionamento cinico e cieco porterebbe a pensare che non conviene investire sulla formazione. Ovviamente la ricetta non è questa, perché la formazione non serve solo per lavorare ma anche per creare le coscienze.
– “La formazione non serve solo per lavorare”, così come l’istruzione scolastica deve formare per la vita e per la costruzione della società. Data la tua esperienza come docente, che cosa manca alla scuola in Italia, o cosa si dovrebbe fare e non viene fatto? Secondo me il problema principale della scuola sta nella mancata valorizzazione del corpo docente, a partire dal sistema di selezione, formazione, reclutamento e carriera. La professione più importante per una società, quella che genera le intelligenze per il futuro e i cittadini di domani, viene selezionata e formata in maniera approssimativa. Se una persona vuole fare carriera in una azienda che si occupa, ad esempio, di commercio di patatine come la Procter & Gamble, prima di entrare deve avere 110 e lode in una laurea economica, sostenere un colloquio sociometrico teso a valutare le sue abilità di interazione e relazione o soft skills, una valutazione psico-attitudinale dal responsabile delle risorse umane e una valutazione tecnico-professionale in ingresso. Tutto questo non avviene per l’accesso all’insegnamento, e il solo requisito del superamento di un concorso non può essere sufficiente.
– La formazione e l’accesso alla professione docente sono temi cruciali, cambiati radicalmente negli ultimi anni. Si è passati dalla SSIS, che di fatto era una laurea breve, al sistema dei 24 CFU che possono essere sostanzialmente comprati ovunque e da chiunque. Anche il livello della formazione universitaria si è impoverito in seguito alle riforme più recenti. Con il vecchio ordinamento studiavi dieci libri per ogni esame, adesso con dieci libri fai mezza laurea. Certamente parliamo di scelte che sono competenze nazionali e non regionali, ma ovviamente questo crea un problema di competenze mancanti. Secondo me il sistema della SSIS andava nella giusta direzione, perché era una scuola che insegnava ad insegnare, completando le competenze disciplinari acquisite con la metodologia e la pratica. Magari due anni sono troppi, uno potrebbe essere una giusta mediazione, un anno ricco di attività pratica, con affiancamento e coaching da parte di docenti esperti che diano ai giovani gli strumenti per stare a scuola.
– Quanto è importante la selezione dei formatori, anche nella formazione professionale? Possiamo fare un parallelismo. Anche nel corpo docente, ci sono dei bravissimi insegnanti, ma incontrarne uno più o meno preparato dipende dal caso piuttosto che da una selezione. Dipende dalla cura, dallo studio, dalle attitudini personali, dalla capacità comunicativa, dall’entusiasmo che uno ci mette. I bravi docenti sono tanti, ma non esiste un percorso formativo che garantisca di diventare un bravo docente. Nella formazione professionale è lo stesso.
– Tu sei specificamente incaricato della Direzione del sistema dell’Istruzione Tecnica Superiore in Calabria. Quante sono le fondazioni ITS in Calabria, e quali sono i dati sui percorsi attivati e gli accessi? Le fondazioni sono otto, e i percorsi attivi in questo momento sono circa quattordici. Sono monitorati direttamente dalla piattaforma INDIRE, che contiene tutti i dati sugli accessi e i percorsi disponibili su base nazionale e regionale. Ogni fondazione ha accesso a questa banca dati e trasmette informazioni sugli iscritti, i diplomati, gli esiti occupazionali. Ogni anno INDIRE pubblica un report, e classifica il successo delle fondazioni ITS in tre categorie. La Calabria non è messa benissimo, ma non è neanche tra le ultime regioni per valutazione. Il dato più significativo che INDIRE utilizza per valutare i percorsi è il placement, cioè la capacità di ricaduta occupazionale. Il dato nazionale del placement ITS è superiore all’80%, ma ovviamente su quello influisce il gap economico Nord/Sud. Il dato calabrese si attesta intorno al 50%, a mio parere non negativo.
– Quali sono le fondazioni presenti in Calabria e come funziona l’accesso agli ITS? La Regione finanzia i percorsi di studio con risorse ministeriali e dei fondi strutturali. Successivamente il pallino passa alla Fondazione, che pubblica un bando di selezione degli allievi a cui il candidato si iscrive e sostiene le prove di accesso. Superata la selezione, l’iscrizione per l’allievo è sostanzialmente gratuita. In altre zone d’Italia c’è una compartecipazione anche economica da parte delle aziende. Il numero massimo di iscritti per ciascun percorso è di 20 persone, perché si tratta di una formazione teorica e pratica che ha bisogno di numeri contenuti. Una parte del percorso viene svolto direttamente in azienda, in forma di stage oppure, ove l’azienda ne faccia richiesta, di contratto di apprendistato. Questo perché anche per le imprese non è facile trovare nuovi occupati, ad esempio nel campo dell’ICT molte imprese hanno difficoltà a reperire programmatori. Non a caso uno degli ITS che ha una rete importante di interazioni col mondo produttivo è l’ITS CADMO di Soverato, focalizzato sulle nuove tecnologie. In Calabria sono inoltre presenti IL TIRRENO di Fuscaldo, il PINTA con sede a Cutro, ELAIA CALABRIA a Vibo che si occupa di turismo, IRIDEA a Cosenza che si concentra sull’Agrifood, ENERGETICA a Reggio Calabria, PEGASUS a Polistena e MASK che ha sede nell’area Gioia Tauro. La cosa buona dell’ITS è che mette insieme la domanda e l’offerta a partire dalla costituzione della Fondazione.
– Gli ITS nascono come punto di incontro fra tanti attori diversi, perché un ITS è costituito da un ente locale, una scuola, una università, una agenzia formativa privata e una azienda. A livello concettuale è una idea meravigliosa. Come si realizza praticamente questa alchimia in una terra in cui è difficilissimo fare ragionare insieme due teste? Il meccanismo funziona, e fra l’altro è stato oggetto di una radicale riforma con la legge 99/2022, adesso in fase di redazione dei decreti attuativi, che riscrive il sistema dell’Istruzione Tecnica Superiore definendo nuove aree tecnologiche, che saliranno da sei a dieci, e nuove regole sul sistema di accreditamento, un nuovo modello di statuto e nuovi strumenti di governance delle fondazioni, che prenderanno il nome di ITS Academy. L’equilibrio fra le diverse anime funziona benissimo a livello nazionale, abbastanza bene a livello locale. Le fondazioni sono enti giuridici autonomi, in cui la scuola svolge funzione di capofila. Una volta costituita, la fondazione è uno strumento di governance abbastanza snello, in cui il presidente ha una responsabilità significativa, ci sono delle risorse che vanno spese, ci sono le esigenze delle imprese, che sono nella Fondazione perché hanno bisogno concreto e immediato di figure specializzate. C’è un obiettivo comune che fa lavorare insieme tutti i soggetti.
– C’è poca informazione sul tema degli ITS? Se chiediamo a dieci persone, nove non sanno cosa sia o lo confondono con l’ITIS. Forse sarebbe necessario un maggiore investimento in comunicazione e orientamento. La domanda di accesso è ancora piuttosto bassa, il Ministero finanzia delle azioni di orientamento, ma molto dipende dalla capacità manageriale delle fondazioni. Alcune lavorano molto bene, vanno nelle scuole, hanno sedi con un certo appeal e un sistema di relazioni con imprese importanti. Altre non entrano in una dimensione, diciamo, imprenditoriale. E’ una brutta parola nell’ambito della formazione, ma purtroppo esiste un mercato su cui è necessario farsi conoscere. Quello degli ITS è un sistema giovane, che adesso vive un momento molto vantaggioso grazie all’attenzione della missione 4 del PNRR. A livello nazionale c’è una disponibilità enorme di risorse per le fondazioni ITS, circa 1,5 miliardi di Euro per finanziare le infrastrutture per la didattica (22 Milioni di Euro in Calabria) e le attività didattiche dei percorsi. Il problema della pubblica amministrazione è che sulla carta le policy sono quasi sempre ben concepite, ma poi è difficile far camminare le cose a causa di una serie di meccanismi di natura burocratica che rallentano i processi. Se impieghi un anno a stilare una graduatoria, purtroppo il mondo va più veloce. La PA deve mettersi al passo con la velocità di cambiamento dei tempi. Le stesse competenze cambiano. I WEF ha pubblicato recentemente il report sulle professioni del futuro, che prevede che il 65% delle persone che stanno formandosi adesso svolgeranno un lavoro che oggi non esiste e non riusciamo a immaginare.
Intervistato
Responsabile del settore Istruzione e Formazione Professionale, ITS per la Regione Calabria. È stato anche docente di lettere classiche.

Redazione
Docente di Inglese più o meno dall'età di 11 anni, a 47 è ancora convinto di essere un giovane insegnante. Nella vita si è occupato anche di teatro e musica.
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