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SULLA FORMAZIONE DOCENTI OVVERO L’ARTE DI COLTIVARE TESTE

21 maggio 2026 10 min

Roberta Iandria Nata a Cosenza il 16. 06. 1976. Insegnante di Materie Letterarie C/o IIs Castrolibero Cs. Da anni impegnata nelle attività di docente tutor docenti neoassunti; ha svolto anche attività di docente laboratorio del Tfa sostegno codici linguistici presso l’Unical di Rende

Dichiaro con onestà che non mi concentrerò sul meccanismo di formazione degli insegnanti ma cercherò di fornire la mia opinione riguardante questo processo partendo dalla mia esperienza di docente di scuola secondaria di secondo grado.

Appena concluso il percorso universitario nel 2001, mi sono ritrovata a dover fare i conti con la voglia di cominciare a lavorare. Non un qualsiasi lavoro, ma quello che principalmente sarebbe stato, all'epoca, uno dei principali sbocchi della facoltà di Lettere e Filosofia: Professione docente!

Primissimo interrogativo: Come avrei potuto operare quel trasferimento di esperienze culturali apprese in Ateneo? Come avrei potuto declinarle perché qualcun altro potesse arricchirsi della stessa sostanza. Mio nutrimento? Come avrei potuto “imparare a imparare” le didattiche delle discipline studiate durante il corso di studi universitario?

Formalmente ero a conoscenza dei meccanismi di arruolamento dei futuri docenti ma ne ignoravo come dovesse avvenire la loro formazione. Capivo e sentivo dentro me che la laurea non poteva essere l'unico percorso organico di sviluppo e maturazione della professione.

Si prospettava come unica possibilità, oltre al concorso, la strada della SSIS (Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario).

Tentati e superati i test di ingresso, sono riuscita ad accedere al terzo ciclo della scuola di formazione biennale per diventare a pieno titolo insegnante.

Il percorso di accesso all'insegnamento è stato determinante (una sorta di imprinting) per definire il modo, lo stile con il quale io futura docente, avrei esercitato la mia professione. La vera novità del sistema era la possibilità di svolgere un percorso guidato e critico, al fianco di un “precettore” più esperto, sulla base di una progettazione esplicita e valutabile nei suoi risultati, e sotto la supervisione di una terza figura, in qualità di specialista della didattica; sostanzialmente è stata per i coristi, un'esperienza altamente formativa.

Posso testimoniare per l'esperienza di studentessa di allora e di docente tutor di oggi, che è proprio la parte del tirocinio attivo ad aver registrato e tuttora è così, il massimo dei consensi da parte degli specializzandi.

Guardando ora a ritroso, dopo circa due decenni di esperienza nella scuola da addetta ai lavori, posso sostenere che l'enfasi di allora posta sulla necessità di un percorso obbligato appositamente concepito in vista di una professionalizzazione altrimenti lasciata all'esperienza sul campo, l'imprescindibilità del tirocinio, la centralità dei saperi disciplinari rispetto, piuttosto, a una cultura trasversale comprendente tutte le scienze dell'educazione, e non soltanto le didattiche specifiche, rimangono questioni ancora aperte e che si ripropongono tutte le volte che il legislatore interviene sulle faccende di scuola.

Sicuramente il decadimento di una concezione “colossale” di riforma, sull'esempio della legge Casati del 1859 o dei decreti Gentile del 1923, atta a garantire solidità al sistema scolastico mediante un insieme di norme rigide e uniformi sul tutto il territorio nazionale, ha segnato la strada sul finire del secolo, anche a seguito dell'entrata in vigore dell'autonomia scolastica, a una progettualità in grado di adattarsi meglio al mutare dei tempi. Penso in tutta onestà che i continui cambi di maggioranza al governo non hanno giovato a creare uniformità, con esito forse negativo sull'intero sistema; oggi, sono sicura che il modello avviato nel 1998 con le SSIS è divenuto di fatto obsoleto e in continuo riammodernamento anche i tirocini formativi attivi (TFA) e tutte le nuove proposte di formazione poste in essere per il reclutamento dei futuri insegnanti. La verità sostanziale è che la scuola è un organismo vivo e il suo dover essere valoriale muta con il mutare delle circostanze e questo a ragion veduta è la ricchezza da cui partire per la formazione dei suoi “operai di officina”- I docenti!

L'apprendista futuro docente deve saper attivare i canali di partecipazione al mondo circostante; deve avere uno sguardo che possa avvolgere le diverse realtà e coniugare verbi di movimento.

Dal suo interno verso diversi esterni; numerosi modi di interiorizzazione e modalità di approcci all'esistenza. Mondi possibili e alternative plausibili. In una sola parola “sintonizzarsi” ed empatizzare con le unicità che incontrerà nella sua lunga carriera.

Il docente oggi è chiamato ad avere uno sguardo più accogliente e inclusivo che comporti la spinta verso la personalizzazione degli apprendimenti, più vicina agli alunni reali, spesso così diversi dall'idea che si è fatto di loro. Bisognerà pure insegnare ai futuri docenti questo nuovo modo d'intendere le cose, e dunque offrire loro almeno un minimo di competenze pedagogiche, storico-educative, didattiche, valutative, psicologiche, sociologiche, antropologiche. Renderli, insomma, uomini e donne che studiano e ricercano; non solo quella ricerca che li ha fatti accademici brillanti scopritori di un antico documento o di una formula matematica, ma quella che porta allo sviluppo di adeguati atteggiamenti scientifici, tali da accompagnare una più attenta considerazione dell'allievo in tutte le dimensioni della sua esperienza, nella visione di una continua evoluzione dei curricoli. Se così non fosse si rischierebbe di fallire la missione di democratizzazione dell'istruzione cedendo il passo alla mediocrità e rassegnazione. Pensiamo per un attimo alle sfide che ci lancia oggi l'attuale processo di europeizzazione dell'istruzione, col suo sistema di “parole d'ordine”: competenze, innovazione, qualità, valutazione, apprendimento permanente! Se ci riflettiamo bene, stiamo assistendo ad uno spostamento d'asse, che va dall'emancipazione degli individui a quello di supportare le economie di mercato, migliorando il capitale umano e rendendolo internazionalmente più competitivo. Come osservano oggi i sociologi questo fenomeno sta determinando, se non ha già determinato, anche nella formazione insegnante l'abbandono dei canoni tipici dei singoli modelli nazionali a favore della realizzazione di programmi sovranazionali centrati appunto sull'idea di competenza, col conseguente trasferimento del problema da un piano disciplinare a uno di fatto operativo.

Si sta spostando l'asse ma attenzione! Si potrebbe rischiare di perdere definitivamente la Gentiliana concezione dell'insegnamento come ‘arte spontanea del cuore’. Sono convinta che ormai serve un approccio nuovo e dinamico ma è necessario non perdere di vista la sostanza umana.

Un tempo bastava la preparazione di un insegnante sotto il punto di vista culturale, e questi doveva limitarsi a trasferire le proprie conoscenze agli alunni; oggi esso si trova di fronte a certe dinamiche per le quali è necessario adottare nuovi modi di comunicare e un diverso tipo di metodologia.

I ragazzi necessitano di essere formati come persone, la cultura da sola non basta. Motivo per cui diventa imprescindibile il confronto con proposte didattiche nuove e con altri insegnanti.

I docenti hanno la grande opportunità di avvicinarsi ai ragazzi, ai loro linguaggi e ai loro modi di comunicare, anche utilizzando i nuovi strumenti che le TIC mettono a disposizione al fine di favorire l'apprendimento.

Per questo i docenti devono affrontare diverse evoluzioni sul piano professionale.

Un aspetto con il quale i docenti contemporanei dovranno confrontarsi, è sicuramente l'inclusione, le lingue straniere e, ovviamente, la prevenzione del disagio giovanile.

Dovranno esplorare diversi campi per cui la formazione in servizio si rivelerà un sostegno prezioso per l'approccio educativo con gli studenti. La formazione dei docenti dovrà stringere legami, con la qualità dell'insegnamento rivolto ai ragazzi.

Un insegnante che sa mettersi in gioco, è in grado di cogliere una sfida e aprirsi alle novità.

Le crescenti aspettative relative ai risultati degli studenti e le sempre più costanti pressioni dovute ad una popolazione studentesca sempre più diversificata, insieme alla rapida innovazione tecnologica, stanno al contempo avendo un profondo impatto sulla stessa professione docente.

La formazione degli insegnanti, dunque, pur con sfumature differenti nei diversi Paesi è considerata sempre più una priorità per lo sviluppo economico e sociale, e riconosciuta come fondamentale fattore strategico da tutte le agenzie educative. I recenti risultati INVALSI, testimoniano gravi difficoltà negli apprendimenti disciplinari nei diversi ordini e gradi scolastici, segnando anche una marcata differenza tra diverse regioni italiane. La scuola, proprio per la sua natura di agenzia formativa ed educativa, è quindi il luogo privilegiato per l'acquisizione di competenze indispensabili per affrontare con successo le diverse transizioni che conducono alla vita adulta e per offrire agli studenti gli strumenti intellettuali e culturali per partecipare attivamente alla vita democratica, per contribuire allo sviluppo della società. In questo quadro, il ruolo del docente riveste un'importanza fondamentale nell'ambito delle azioni formative ed educative che il sistema scuola è chiamato a porre in essere. Il profilo dell'insegnante che la scuola dei nostri tempi richiede si configura, dunque, come l'insieme il più possibile integrato e armonico delle competenze culturale e disciplinare, storico-pedagogica e psicologica, fondata sulla conoscenza e sulla padronanza dei processi di apprendimento con riferimento alle funzioni di base attentive, percettivo-motorie, di memoria e linguaggio che orientano i curricoli verso lo sviluppo e la valorizzazione; didattica, centrata sulla padronanza critica di repertori, anche tecnologici, di modelli e strategie per progettare e organizzare il curricolo, trasformare, anche in direzione interdisciplinare, i molteplici saperi che interpretano il mondo, gestire e condurre il gruppo classe e costruire contesti inclusivi volti a favorire il successo degli studenti e delle studentesse; valutativa e autovalutativa, tesa a favorire, alla luce dei diversi documenti e strumenti introdotti nel percorso scolastico, la funzione formativa e di orientamento della valutazione; ad accrescere la capacità di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti in modo da promuovere sia un'adeguata competenza metodologica sia un uso della valutazione funzionale alla crescita e all'emancipazione del soggetto valutato; organizzativa, incentrata sulla capacità di gestire risorse per raggiungere obiettivi, di progettare in team con consapevolezza sistemica nell'evoluzione del quadro delle politiche scolastiche e formative in ambito nazionale ed europeo; relazionale, fondata sulla capacità di porsi in ascolto degli altri (studenti, colleghi, famiglie, ecc.), riconoscendone i bisogni, di saper dialogare instaurando un clima positivo nella promozione di apprendimenti, e di aprirsi al mondo esterno alla scuola; riflessiva, tesa a favorire la capacità autocritica e di autovalutazione e la dimensione deontologica del lavoro scolastico. Tale competenza va sviluppata in modo costante e, soprattutto, attraverso l'esperienza del tirocinio, momento formativo fondamentale per lo sviluppo dei gesti professionali e per la costruzione di un sapere teorico-pratico.

Da qualche anno svolgo come attività quella di supportare nella mia scuola i docenti neo-immessi in ruolo; da tutor posso confermare come sia particolarmente importante che l'anno di prova consista in un percorso formativo strutturato e articolato. Una forte collaborazione tra Università e sistema scolastico rappresenta la strategia più adeguata a qualificare tale percorso formativo attraverso la realizzazione di strumenti di supporto realmente innovativi ed efficaci. L'anno di formazione e prova dovrebbe configurarsi come un percorso di immersione totale nella professionalità docente sostenuto da feedback e momenti formativi e, in particolare nel caso di docenti con lunga storia di precariato, come occasione di rivisitazione critica del proprio operato e di apertura verso le nuove opportunità offerte dalla ricerca pedagogico-didattica, sia teorica sia empirica. L'unico modo per affrontare la sfida di una scuola del futuro è la collaborazione attiva e un dialogo sempre aperto fra le agenzie preposte alla formazione degli operatori scolastici.

Dialogo e confronto, studio e partecipazione.

Saper fare Comunità.

Ricerca e azione illuminati dalla ormai irrinunciabile intelligenza emotiva di Grdneriana memoria.

E se pensiamo che a tutto questo aveva già trovato risposte significative Marco Fabio Quintiliano ne L'Institutio oratoria (“La formazione dell'oratore”) opera databile tra il 90 e il 96 d.C. possiamo credere davvero che l'unica formazione possibile è la condivisione di buone prassi, il confronto e la ricerca.

Sosteneva Quintiliano che l'insegnante, dal canto suo, non deve fare attenzione solo al lato didattico della formazione, ma deve essere attento al carattere dello studente e ad aiutarlo a sviluppare la propria intelligenza e le proprie attitudini specifiche. Condizione necessaria per la formazione allora come oggi, sono l'aspetto della socialità e del confronto con gli altri!

La sfida di una buona formazione? Orecchie per ascoltare, occhi per guardare alle unicità, bocche per parlare le lingue del dialogo.

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Roberta Iandria

Collaboratrice

Nata a Cosenza il 16.06.1976. Insegnante di Materie Letterarie c/o IIs Castrolibero CS. Da anni impegnata nelle attività di docente tutor docenti neoassunti.

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