Calvino e la didattica
La scuola è un luogo dove imparare a gestire la complessità del mondo!
Manuela Magnelli Docente di Lettere nella scuola secondaria di primo grado. Insegna dal 2004 maturando un’esperienza nelle scuole superiori e sul sostegno
Se ci si dovesse soffermare sul tema della molteplicità, partendo dalla visione calviniana della Letteratura e della realtà circostante, si potrebbe disquisire sull’analisi interpretativa della sua cospicua opera narrativa, cercando di offrirne una visione olistica.
Il mio intento, però, è quello di sfruttare la parola molteplicità per portarla sul piano della didattica scolastica. Due spunti di riflessione, in particolare, mi suggeriscono le pagine di Lezioni americane: l’importanza della Letteratura nell’educazione e nella formazione della persona e la critica alla didattica italiana. Calvino ha sempre sottolineato l'importanza della Letteratura ritenendo che non solo arricchisca la conoscenza culturale, ma sia anche fondamentale per lo sviluppo del pensiero critico e della capacità di interpretare la realtà in modo complesso e sfumato. Ciò che occorre limitare, o meglio, modificare in termini di costruzione del sé, è un nozionismo fine a se stesso che, se da un lato forma “l’uomo colto” dall’altro, se non interiorizzato nelle sue molteplici chiavi di lettura, non forma la persona, nell’accezione etica e sociale del termine.
Cosa deve fare dunque la scuola attraverso la didattica? Deve offrire strumenti di confronto che non possono certamente rimanere legati a una conoscenza disciplinare ma devono andare oltre, percorrere le strade reali delle Città invisibili. Di fatto la critica di Calvino - pur non essendo un pedagogo di professione - nei confronti di alcuni aspetti della tradizione didattica italiana si incentra sulla percezione che sia una scuola rigida e poco incline alla sperimentazione. Egli vedeva un rischio nella tendenza a privilegiare una conoscenza mnemonica e nozionistica piuttosto che promuovere la comprensione profonda e la capacità di pensare in modo critico e creativo. La scuola è un luogo dove imparare a gestire la complessità del mondo: questo si rifletteva nella sua idea di un'educazione che non semplificasse eccessivamente la realtà, ma che invece preparasse gli studenti a comprendere e a navigare le molteplici sfaccettature della vita moderna. La limitatezza di questa visione – facendo un mea culpa – parte proprio dalla classe docente meno incline a percepire l’idea di nuovo che si intreccia con la tradizione didattica che non vuol dire privilegiare una metodologia a scapito di un’altra ma, appunto, sperimentare in un laboratorio sempre aperto: l’aula scolastica!
Giusto per rimanere in tema di molteplicità, ma guardandolo da un’ulteriore angolazione, penso agli alunni plusdotati (si stima che in Italia siano tra il 3% e il 5% della popolazione studentesca) ovvero quegli studenti che dimostrano abilità e talenti superiori alla media in uno o più ambiti e che possono avere bisogno di programmi educativi specializzati per sviluppare appieno il loro potenziale. Laddove questi accorgimenti didattici non trovino concretizzazione, si rischia di condizionarli in negativo generando, ahimè, un sentimento assai diffuso: la noia!
Per tenerla lontana Calvino, sostenitore dell'innovazione nell'insegnamento, credeva che fosse necessario aggiornare i programmi scolastici e i metodi didattici per renderli meno monotoni, più in linea con le esigenze del mondo moderno, e per stimolare l'interesse e la curiosità degli studenti. La sua visione era quella di una scuola dinamica, capace di evolversi e di rispondere alle nuove sfide culturali e tecnologiche. A ciò si aggiunga la promozione della lettura, attività fondamentale per la formazione personale e culturale degli studenti. Credeva che la scuola dovesse fare di più per incoraggiare l'amore per i libri e per la lettura, non solo attraverso l'insegnamento della letteratura, ma anche mediante l'accesso a una varietà di testi e la creazione di ambienti che favorissero l'abitudine alla lettura. A tal proposito riteneva che fosse essenziale investire nella formazione continua degli insegnanti, affinché potessero aggiornarsi e migliorare continuamente le loro competenze pedagogiche e la loro conoscenza delle materie insegnate, riconoscendo l'importanza di mantenere un equilibrio tra l'insegnamento della tradizione culturale e l'apertura alle nuove tendenze. La verità è che i docenti dovrebbero prendere spunto dalla poetica calviniana combinando leggerezza, precisione, molteplicità, visibilità, rapidità, intertestualità, gioco, ironia, attenzione ai dettagli, offrendo una riflessione metanarrativa e una dimensione filosofica e scientifica. Questi elementi devono intrecciarsi per creare una visione didattica, capace di affrontare la complessità del mondo con intelligenza, creatività e sensibilità.

Redazione
Docente di Lettere nella scuola secondaria di primo grado. Insegna dal 2004 maturando un'esperienza nelle scuole superiori e sul sostegno.
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