Dal “sotto casa” ai “cortili” ovvero dal semplice al complesso attraversando il molteplice
Dal "sotto casa" ai "cortili" ovvero dal semplice al complesso attraversando il molteplice\n\nRoberta Iandria\n\nHo un ricordo fatto di parole non di certo sussurrate, ma urlate!\n-Sono sotto casa, mamma, non devi temere!\nEra il modo più rassicurante che avessi, quando giocando a nascondino nelle viuzze di contrada tentavo di impedire ai miei genitori di venirmi a cercare e interrompere quel flusso di caccia agli anfratti più nascosti, silenzi, respiri sospesi, e corse improvvise per guadagnarsi "la tana" ed evitare la conta!\nQuel "sotto casa" rappresentava un intorno di protezione, posto noto che impediva l'insinuazione di pensieri di separazione dal nido, di smantellamento dell'abitudine, di rimanere nel conosciuto.\nIl famoso "luogo non luogo" nel quale stare insieme, rappresentava un rituale di consuetudini tranquillizzanti, dove le reti di rapporti avevano perimetri fissi e connessioni costanti come condividere l'acqua da bere, un panino, le figurine e i tappi di bottiglia delle bevande più disparate.\nOggi quel "sotto casa" è diventato un campo antropologico complesso e variegato, un labirinto che ci mette di fronte a forme di crisi inedite per le quali è diventata indispensabile, soprattutto per chi opera nel sociale, una riflessione sulle molteplici letture del mondo interconnesso in cui viviamo.\nIl "cortile di casa" diventa sempre più prodotto di numerose possibilità e variabilità, che non ha più un perimetro definito e che forse per certi versi, come sosteneva Umberto Eco -Quando si interrogava sul dove ci avrebbe condotto l'uso del telefono- ci induce a pensare più ad una visione apocalittica che ad una integrata.\nL'espressione "nel cortile" piuttosto che il "sotto casa", durante la mia fanciullezza, definiva ruoli e situazioni e dava la possibilità a ciascuno di drammatizzare il proprio stile di stare al mondo, di esercitarsi al vivere, di concretizzare risoluzioni di problemi! Di acchiappare quelle idee improvvise, quelle scintille di novità e tesserle insieme.\nUn "fuori" che diventava racconto, puzzle di colori diversi, realizzazione di sogni semplici, e, ogni elemento nuovo, nel disorientamento generale, si connetteva a quell'intorno fuori non tanto complesso e che si preparava a cambiamenti epocali.\nLentamente cominciava a prendere forma quel "cortile calviniano" che diventava espressione della molteplicità del pensare, dell'agire: presenza simultanea degli elementi più eterogenei concorrenti a determinare ogni evento.\nCorreva l'anno 1972 e sembrava fosse proprio Italo Calvino a predire il futuro, quando in un brano de "Le Città Invisibili" scriveva così a proposito della città di Andria.\n*[...] Ai cittadini d'Andria, lodandone le produzioni industriose e l'agio dello spirito, m'indussi a dichiarare: "Bene comprendo come voi, sentendovi parte d'un cielo immutabile, ingranaggi d'una meticolosa orologeria, vi guardiate dall'apportare alla vostra città e ai vostri costumi il più lieve cambiamento. Andria è l'unica città che io conosca cui convenga restare immobile nel tempo". Si guardano interdetti: "Ma perché mai? E chi l'ha detto?". E mi condussero a visitare una via pensile aperta di recente sopra un bosco di bambù, un teatro delle ombre in costruzione al posto del canile municipale, ora traslocato nei padiglioni dell'antico lazzaretto, abolito per la guarigione degli ultimi appestati, e un porto fluviale, una statua di Talete, una toboga. "E queste innovazioni non turbano il ritmo astrale della vostra città?" domandai. "Così perfetta è la corrispondenza tra la nostra città e il cielo," risposero "che ogni cambiamento d'Andria comporta qualche novità tra le stelle". Gli astronomi scrutano coi telescopi dopo ogni mutamento che ha luogo in Andria, e segnalano l'esplosione di una nuova, o il passare dall'arancione al giallo d'un remoto punto del firmamento, l'espandersi d'una nebulosa, il curvarsi di una spira della via Lattea. "Ogni cambiamento implica una catena d'altri cambiamenti, in Andria come nelle altre stelleri, a luogo in Andria, tra città e il cielo: la città e il cielo non restano mai uguali. Del carattere degli abitanti di Andria meritano di essere ricordate due virtù: la sicurezza in se stessi e la prudenza. Convinti che ogni innovazione nella città influisca sul disegno del cielo, prima di ogni decisione calcolano i rischi e i vantaggi per loro e per l'insieme della città e dei mondi."*\n\nViene immediatamente da chiedersi :- Che relazione esista fra l'immobilità del "sotto casa" e la parte dinamica di quel cortile che oggi deve operare con il molteplice che diventa complessità?\nLa chiave di lettura proposta da Calvino è positiva: l'azione di tante piccole città può cambiare l'universo intero.\nCalvino alla fine del brano descrive le due qualità degli abitanti: la sicurezza in se stessi e la prudenza. La prima serve per non rinunciare e credere nel proprio progetto e nei propri sogni mentre la seconda è in fondo la presenza della coscienza comunitaria, la quale permette di comprendere l'esistenza di una rete d'interazione globale nella quale lo spostamento di un solo anello, provoca lo spostamento di tanti altri; quell'innovazione del cortile nei cortili che conduce il "sotto casa" al SOPRA. Quello spostamento che non punta al basso, non limita e non tranquillizza ma che si incammina attraverso incognite in un luogo di tutti che è collettività globale. Il "cortile", inteso alla maniera Edgar Morin, filosofo e sociologo nato a Parigi nel 1921, assume allora i connotati di un luogo dinamico, in cui i movimenti economici s'intrecciano all'insieme delle politiche sociali intraprese dagli stati e ai linguaggi culturali in perenne trasformazione. Il filosofo da tempo aveva avvertito i pericoli insiti in ogni paradigma che pretenda di comprendere la realtà in forma disgiuntiva e specialistica, incapace di vedere le connessioni profonde che legano le parti di un sistema, di qualsiasi tipo esso sia.\nNon ci rimane allora che essere forti e prudenti e ricordarci di quella parte pulsante di cortile che non rimanga cristallizzata "sotto casa" per serenità d'animo e rassicurante immobilità e che oltrepassi il muretto; che superi le barriere del complesso e sguazzi nella molteplicità di combinazioni del vivere umano.\nQuando ce ne dimentichiamo tendiamo a rimpicciolire la visuale e chiuderci, invece di allargare i nostri orizzonti e aprirci. E così non capiamo le potenzialità di questa interdipendenza globale, non ne assaporiamo fino in fondo il gusto, non ne abbracciamo l'essenza.
Collaboratrice
Nata a Cosenza il 16.06.1976. Insegnante di Materie Letterarie c/o IIs Castrolibero CS. Da anni impegnata nelle attività di docente tutor docenti neoassunti.
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