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Il costoso mercato del precariato: «Venghino, signori venghino!»

Un viaggio tra le montagne russe del sistema di reclutamento degli insegnanti

21 maggio 2026 3 min
Il costoso mercato del precariato: «Venghino, signori venghino!»

Una volta bastava la laurea per poter fare le famose domande per le supplenze. Molti hanno iniziato così. Poi è arrivata la Siss, poi il Pas, il Tfa, il Fit e, non si sa come, il sistema di reclutamento degli insegnanti si è trasformato in una infernale raccolta punti con spese sempre a carico dell’interessato. Un luna park fatto di crediti universitari da recuperare, da rincorrere e da sudare, titoli culturali da comprare e competenze da acquisire, approfondire o, in alcuni casi, inventare.

La vita di un precario non è mai noiosa, piena di colpi di scena, colpi al cuore e colpi in testa. Una strada tortuosa piena di insidie e specchietti per le allodole. Salite faticosissime che si alternano a cadute vertiginose.

Con la settorializzazione delle lauree e la riforma del 3+2, molti di noi, anche dopo la laurea specialistica o magistrale, si sono visti costretti a recuperare alcuni CFU per poter accedere alle classi di concorso per l’insegnamento. Quindi viva i cosiddetti corsi singoli pagati fior di quattrini per recuperare, a volte, anche solo un credito universitario mancante. Poi sono arrivati i 24 CFU, imprescindibili, indispensabili per diventare un buon insegnante. Perciò, ancora una volta, mano al portafogli e tutti pronti a seguire degli improbabili corsi di psicologia, antropologia, pedagogia, erogati da tutte le università, soprattutto da quelle on line che sembravano essere la soluzione più comoda per tutti.

Con la patente di questi 24 crediti eravamo tutti convinti di essere diventati, finalmente, dei bravi docenti. Nel frattempo un master valeva tre punti e allora perché non prenderlo? Tre punti in più ti fanno scalare diverse posizioni in graduatoria, quindi era legittimo pensare di fare l’ennesimo investimento di cinquecento, seicento, mille euro. Dopo anni, arriva la ministra che cambia le valutazioni dei titoli e i poveri master vengono declassati: dal 2020 valgono un solo punto. Allora non resta che buttarsi sulle certificazioni linguistiche che invece sono state promosse ad un livello più alto: dalla b2 alla c2, da tre a sei punti in più in graduatoria. Allora, con un tocco di magia, siamo diventati tutti madrelingua, espertissimi in first, telc, delf, e così via.

Poi la specializzazione per le attività di sostegno che sembra essere diventata la panacea di tutti i mali perché «sul sostegno c’è sempre posto». Tutti a studiare Piaget, Vygotskij e Dewey, credendo di diventare i Don Milani e le Maria Montessori di questi nostri giorni difficili e pieni di bisogni educativi speciali. Nel frattempo gli imprescindibili, indispensabili 24 CFU del 2017, sono spariti nel nulla. Non servono a niente e a nessuno. Rottamati. A prendere il loro spazio arrivano, però, dei nuovissimi percorsi abilitanti da 30, 36 o addirittura 60 CFU. Questi ovviamente non sono stati attivati per tutti contemporaneamente, ma con una corsia preferenziale per chi già aveva investito altri soldi per specializzarsi sul sostegno. Bisognava premiare in qualche modo quelli che avevano già elargito somme importanti alle università. E chi se ne frega se si creano delle disparità, in fondo si sa, «mors tua, vita mea». Quindi, «venghino, signori venghino», con la modica cifra di 1500/2000 euro, sempre a carico dei nostri eroi, si ha l’occasione di diventare dei bravissimi e abilitatissimi docenti curriculari e soprattutto di sfondare la barriera della agognata prima fascia.

Magari da qui ai prossimi anni istituiranno la prima fascia gold, e tu che fai? Scendi dalla giostra? Resti a guardare?

Bè, lasciando da parte l’ironia, forse sarebbe ora di chiedersi se un bravo insegnante si misura sulla preparazione, sulle competenze relazionali ed empatiche o sulla propria disponibilità economica. Sarebbe ora di chiedersi per quanto ancora questo sistema reggerà prima di implodere su sé stesso, lasciando sul campo parecchie vittime.

La vita di un precario non è mai noiosa, piena di colpi di scena, colpi al cuore e colpi in testa. Una strada tortuosa piena di insidie e specchietti per le allodole. Salite faticosissime che si alternano a cadute vertiginose.
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Stefania Lecce
Stefania Lecce

Redazione

Storica dell'arte, guida turistica e fotografa, insegna negli istituti superiori di secondo grado.

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