Togliamoci la maschera perché siamo tanti, molteplici
Ci sono dei concetti enormi, smisurati e forse anche gravosi. Perché, quando abbracci anche la matematica, la complessità si sforza di diventare equazione algebrica.
Così, la molteplicità, per come potremmo intenderla noi docenti di Lettere che poco riusciamo a fare i conti coi numeri, non ci parla di multipli ma di diversità. Di molteplici caratteristiche, dunque. Senza scomodare troppo il nostro Calvino, che sull'argomento ci ha fornito lezione e lezioni, possiamo districarci nel 'groviglio' delle tante realtà possibili per raccontarci le molte vite (anche molteplici) che, ogni giorno, nascono nelle scuole.
Ecco, la scuola, appunto. La versione medicalizzata che, nel tempo, abbiamo fatto sì che prendesse il sopravvento, ci piace? Funziona?
Nella molteplicità delle esistenze, che esistono ogni giorno e in maniera diversa tra aule e corridoi, abbiamo inserito sigle e caselle e schede da riempire con acronimi, diagnosi, strumenti, tutoraggi, numerazioni ed elenchi. Strumenti e strategie manco fossimo in assetto militare.
Ad ognuno il suo, dunque. Ogni studente è 'classificato': per vivacità, per difficoltà di apprendimento, per quoziente intellettivo fuori dall'ordinario, per il troppo e per il troppo poco.
Sappiamo, insomma, che non esiste più il vagabondo mattacchione che cerca di farla franca con espedienti incredibili perché la mancanza di responsabilità non è scelta arbitraria bensì sintomo.
Ogni sigla denota una patologia là dove la patologia non è solo deficit ma anche surplus.
Sì, lo so che non sto dicendo nulla di originale ma proprio qui mi appello alla molteplicità. Alla circolarità dell'accoglienza, alla rete di disponibilità che non deve essere rete che impiglia ma catena capace di collegare.
Le diversità che abbracciamo ogni mattina ci permette, senza voler sforare per forza nell'esame clinico, di concepire la realtà in modo diverso, come multiplo di sé stessa (grazie prof Serianni!). Ogni vita che abbiamo di fronte è una combinazione di esperienze, di fantasie, di affetti, di amori e disamori che si prestano a molteplici e continue combinazioni, a scambi lievi e audaci, rimescolando e riordinando in tutti i modi possibili. Raccontarsi, farsi ad anello l'uno con l'altro, rintracciarsi e raggiungersi anche in quei pochi centimetri tra un banco e un altro, tra un monitor e la cattedra.
Ogni giorno, si potrebbe scrivere un romanzo diverso oppure tanti poiché ogni persona che abbiamo di fronte è unica e tante insieme. E sì, lo so che questo lo ha già detto 'qualcuno' quando ancora la scuola non era medicalizzata seppur troppo poco strutturata. Forse gli acronimi diagnostici di oggi non sono altro che le vecchie maschere di Pirandello.
Ma sappiamo ormai che la molteplicità non è un limite. Risorsa sì. Del resto, anche la Trinità ammette la molteplicità e chi siamo noi per sconfessarla?
Collaboratrice
Cosentina (ma pure molto arbereshe), cinquant'anni. Insegna Lettere nella scuola secondaria di I grado dell'Ic "Via Roma Spirito Santo" di Cosenza dopo la decennale esperienza nei giornali locali.
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