Ammetto di aver chiesto a Chat Gpt di scrivere tutto ciò che sapesse sull’identità; non so, vedo che alcuni ci parlano proprio con questa strana entità che abita ormai i nostri smartphone. È stata precisa, ovviamente senz’anima, ai limiti della trattatistica scientifica ma credo mi abbia riferito una sola cosa che trovo molto giusta: l’identità è uno degli aspetti più complessi e affascinanti della nostra esistenza, non è mai statica ma si costruisce e si ridefinisce sue due livelli principali, personale e sociale, continuamente. E sì, è proprio così, si sviluppa e si trasforma nel tempo. Oltre a snodarsi in una complessità di sfumature di cui è addirittura difficile fare raccordo. Alla base di un processo identitario c'è, credo, sempre un sentimento di appartenenza: chi si appartiene condivide idee, pensieri, abitudini e tradizioni, lingua e prossemica e porta avanti, in una condivisione collettiva, la costruzione di una identità sociale.\n\nL’appartenenza funziona come una categoria di pensiero le cui implicazioni emotive-cognitive regolano i rapporti identitari. Ne abbiamo discusso anche in classe, ci siamo confrontati sull’identità dei luoghi, sull’appartenenza ad un posto che ci identifichi e ci faccia sentire al sicuro. Abbiamo attraversato anche l’ultima esperienza sanremese (luogo identitario per eccellenza) in cui il senso di appartenenza, per questa felice edizione, ci ha reinventato cultori di una kermesse nel nome di Brunori Sas. Ecco, appunto, l’identità…\n\nE siamo andati anche oltre, leggendo L’addio alla casa del nespolo dei Malavoglia, abbiamo pensato di frazionare e comparare due autori, i loro alberi, la loro identità e il senso di appartenenza. La casa del nespolo di Verga come L’albero delle noci di Brunori: immagini, punti di riferimento, confini che sono, naturalmente, anche orizzonti.\n\nNell'immaginario verghiano, la casa del nespolo era la casa dei Malavoglia da dove ogni mattina ’Ntoni sfidava la propria sorte prendendo la via del mare. Il nespolo è l’albero che le cresceva accanto. Casa così amata da essere riscattata pur a prezzo di durissimi sacrifici e in cui avvengono episodi di vita quotidiana e non, protagonista di trattative riguardanti prestiti di denaro, di riscatti, di dolori. È il simbolo di una identità familiare a collettiva che attraversa speranze e dolori. Intorno alla casa del nespolo una serie di personaggi, approfittatori, creditori, debitori, fame di vita e di cibo senza possibilità di riscatto. Il nespolo è il frutto del lavoro, della fatica, della impossibilità di una vita migliore. Di una identità così radicata da non consentire alcun cambiamento. Una identità che è anche e soprattutto catena di crudeltà.\n\nI Malavoglia sono addolorati e con grande dispiacere una notte, per non farsi vedere da nessuno, lasciano la loro casa curando di non dimenticare in essa nulla. La casa del nespolo passa così in altre mani e Verga, nella sua narrazione oggettiva, conclude: "Il povero vecchio non aveva il coraggio di dire alla nuora che dovevano andarsene con le buone dalla Casa del Nespolo,…che fosse come andarsene dal paese, espatriare,… che c’era ancora il letto di Luca e il chiodo dove Bastianazzo appendeva il giubbone. Quando il vecchio staccava un chiodo,… faceva una scrollatina di capo".\n\nDa un nespolo all’albero delle noci. Anche questo diventato prestissimo luogo di pellegrinaggio. "L’albero delle noci sta davanti a casa mia. Lo osservo sempre quando mi frulla qualcosa in testa, anche perché da anni sono convinto che sia lui a suggerirmi le canzoni che scrivo". Un brano fortemente identitario quello di Dario Brunori che canta di "terra crudele/dove la neve si mescola al miele/E le persone buone portano in testa corone di spine". L’albero delle noci osserva il trascorrere della vita, anche genitoriale del nostro cantautore, ed è metafora di cambiamento: il proprio, quello altrui. "La terra, le radici, le stagioni, le foglie che vanno e quelle che vengono. E forse su tutto l’altalena perenne fra il bimbo che vorrebbe eternamente raccontare (e raccontarsi) favole e l’adulto che sa quanto importante sia ciò che risiede nell’ombra": c’è un’identità che freme per farsi raccontare, una narrazione nuova che sfida i limiti del già detto per sventolare rami e foglie. È un albero solido quello di Brunori che non ha bisogno di essere riscattato come il nespolo di Verga, ha radici profonde ma riconosce le diversità.\n\nL’identità è testuggine, una storia di grande coordinamento collettivo.
Collaboratrice
Cosentina (ma pure molto arbereshe), cinquant'anni. Insegna Lettere nella scuola secondaria di I grado dell'Ic "Via Roma Spirito Santo" di Cosenza dopo la decennale esperienza nei giornali locali.
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